Un Pap test consiste nel prelievo di cellule dal collo dell'utero. Le cellule sono quindi inserite in una fiala contenente liquido fissativo e inviate per le analisi di laboratorio per rilevare eventuali lesioni precancerose e altre alterazioni.
Se i risultati del test sono al di fuori della norma, sono necessarie ulteriori analisi. Queste ultime possono includere un test HPV, un esame molecolare per verificare se nella sede dell'infezione sono presenti ceppi del virus del papilloma umano ad alto rischio oncogeno.
Se il ginecologo sospetta la presenza di cellule tumorali, potrebbe anche eseguire un esame approfondito della cervice uterina e un prelievo bioptico. Se la diagnosi di tumore viene confermata, sarà necessario eseguire vari test per determinare la presenza di metastasi. Alcuni di questi accertamenti sono:
Accertamenti sulla funzionalità renale ed epatica.
Analisi del sangue e delle urine.
Esami di imaging della vescica, del retto, dell'intestino e della cavità addominale.
Il processo, noto come stadiazione, è importante poiché consente di stabilire se il tumore è in fase avanzata e scegliere il percorso terapeutico più efficace. Lo scopo della stadiazione è infatti rilevare la presenza di metastasi tumorali in altri organi, anche distanti dall'utero.